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Ho cominciato a girare per l'Europa con i miei amici quando ancora non c'era l'Euro e il trattato di Schengen suonava fantascientifico. C'era ancora la Cecoslovacchia e la Yugoslavia andava in pezzi così come il muro di Berlino. Ogniqualvolta ci si avvicinava ad una frontiera si era pervasi da un sensazione eccitante, si aveva la senzazione di "andare oltre", di avere fatto un ulteriore passo in là, di iniziare una nuova tappa del viaggio... e non ultima ci assaliva la quasi impellente necessità di trovare un ufficio di cambio per comprare un panino e toccare banconote "aliene"!
La valico di frontiera con le sue insegne (Zollamt, Douane, Tulli...) e le sue bandiere era una "porta" che attraversavamo con rispetto misto a timore e a curiosità, un po' come quando si entra in casa di qualcuno che si conosce ma non troppo e quindi... non si sa mai.
Oggi, nel 2008, le frontiere in Europa non ci sono più e ti accorgi di essere "andato di là" solo dagli sms che ti arrivano sul cellulare inviati dall' operatore telefonico che ti dice "Benvenuto in Germania" tre giorni dopo che sei arrivato in Danimarca (e magari fai pure delle brutte figure con i locali!) I valichi e le dogane sono state rimosse, solo se sai che "li" c'era una frontiera ti accorgi che qualcosa è diverso dal tratto di strada precedente e da quello successivo.
La nostra "Casa Comune" si è allargata e noi Italioti siamo ancora più piccoli - e provinciali - di prima: ci accorgiamo di essere in Germania se ce lo dice il nostro inseparabile telefonino che insieme a SUV mastodontici, capi di abbigliamento ipergriffati e tono di voce da mercato del pesce ci contraddistingue come Italioti ovunque nel mondo.
Personalmente credo che non ci sia niente di meglio che andare all'estero per capire quanto l'italiano medio sia "piccolo", provinciale e maleducato. Contestualmente credo anche che non ci sia niente di meglio che rientrare in Italia per farsi venire la voglia di fare un altro viaggio all'estero. Magari per sempre!
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